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PASSIGNANO SUL TRASIMENO

La città è sede dell'Ente Parco Trasimeno. Le truppe di Annibale (217 a.C.) sconfissero quì quelle romane nella famosa battaglia del Trasimeno. Il nucleo più antico di Passignano sul Trasimeno è ancora oggi cinto dalle cerchia di mura medioevali che testimoniano in modo significativo lo sviluppo che il centro subì da piccolo borgo agricolo durante l'Impero romano al castello che, dopo la Signoria di Uguccione II nel 917, venne a lungo conteso fra Arezzo, Perugia e Firenze. Pochi sono gli edifici storici della cittadina a causa delle distruzioni dovute ai bombardamenti della II guerra mondiale, rimangono infatti la quattrocentesca chiesa di San Rocco e quella eretta solo pochi anni più tardi, di San Bernardino. Da Passignano si raggiunge in pochi minuti di battello l'Isola Maggiore, sul Lago Trasimeno dove si possono visitare la chiesa romanica di San Salvatore del XII secolo, quella di San Michele Arcangelo del XIV secolo e la Villa Isabella dei Marchesi Guglielmi. Sulla terra ferma, invece, a circa dieci chilometri da Passignano sul Trasimeno, sorge il piccolo borgo di Castel Rigone, dove è stato eretto uno dei pi eleganti edifici rinascimentali di tutta l' Umbria: la chiesa della Madonna dei Miracoli.

LUOGHI DA VISITARE: la Rocca, la Chiesa di San Cristoforo, la Chiesa di San Rocco, il Santuario della Madonna dell’Ulivo, il Museo delle Barche, il piccolo borgo di Castel Rigone.


Intorno a Passignano sul Trasimeno




CASTIGLIONE DEL LAGO
E’ un piccolo centro di origine etrusca posto su un promontorio adiacente il lago. Fà parte del club de “I Borghi più Belli d’Italia”. Il periodo Medioevale la vide città fortemente fortificata, ricostruita da Federico II di Svevia con il nome di ‘Castello del Leone’ da cui l’attuale denominazione. LUOGHI DA VISITARE L'intero borgo è un'esempio di architettura militare umbra interessanti le mura medioevali, la Rocca. Il camminamento di guardia offre uno scorcio sul lago affascinante. Il palazzo Ducale è ricco di opere pittoriche interessanti del “Il Pomarancio” sono da visitare assulutamente anche le chiese di Santa Maria Maddalena, di San Domenico di Guzman ed il palazzo del Capitano del Popolo. Di grande interesse naturalistico è l'isola Polvese.

CITTÀ DELLA PIEVE
Adagiata in collina domina la Valdichiana e il lago Trasimeno. Patria di Pietro Vannucci detto il Perugino. Centro etrusco-romano, è sorta attorno alla Pieve dei Santi Gervasio e Protasio. LUOGHI DA VISITARE la cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio, la chiesa di Santa Maria dei Bianchi, con l' “Adorazione dei Magi” del Perugino, la Rocca, il palazzo della Corgna. Visitate il “vicolo Baciadonne”, il vicolo più stretto d’Italia circa 50 centimetri.

LISCIANO NICCONE
E’ un piccolo borgo che sorge lungo la vallata del torrente Niccone con reperti archeologici etruschi e romani che testimoniano la presenza di insediamenti umani in tempi antichissimi. Storicamente assunse un importante punto strategico per il passaggio attraverso il corridoio bizantino. LUOGHI DA VISITARE Il castello di Lisciano, ed castelli di Reschio, Sorbello.

MAGIONE
E’ un borgo dominato dal maestoso castello dei Cavalieri di Malta. Origini etrusco-romane. Posto all'incrocio dalle strade tra Perugia, Chiusi ed il Lago Trasimeno, passaggio obbligato di tutti i pellegrini provenienti o diretti a Roma. LUOGHI DA VISITARE Il Castello dei Cavalieri di Malta, la Chiesa di San Giovanni Battista, la chiesa della Madonna delle Grazie, l’antico borgo di Montecolognola, il Castello di Agello, la Badia con la Chiesa Romanica a Sant’Arcangelo, l’Oasi naturalistica “La Valle”. Meta degli amanti delle due e delle quattro ruote per la presenza dell’omonimo circuito.

PACIANO
E’ un piccolo borgo medievale sulle pendici del monte Pausino. Fa parte del club de “I Borghi più Belli d’Italia”. Origini etrusco-romane. LUOGHI DA VISITARE la Rocca Buitoni, Palazzo Cennini e Palazzo Baldeschi, la Chiesa Dentro, la Chiesa di San Carlo Borromeo.

PANICALE
E’ adagiato sulle colline che degradano verso il Lago Trasimeno. Di origini Etrusche, fu un rifugio dei soldati romani scampati alla battaglia del Trasimeno vinta dai Cartaginesi di Annibale. Nel 1037, divenne uno dei primi liberi Comuni italiani. Successivamente fece parte della signoria di Perugia. LUOGHI DA VISITARE il Palazzo del Popolo, la Collegiata di S. Michele, il Palazzo del Podestà, la Chiesa di Sant'Agostino, il complesso del San Sebastiano, il Santuario della Madonna di Mongiovino, il Santuario della Madonna di Grondici.

PIEGARO
E’ un piccolo borgo tipicamente medievale tra boschi, vigneti e oliveti. Fondata dai Romani nel 290 a.C. LUOGHI DA VISITARE la Chiesa di San Silvestro, la Chiesa della Madonna della Crocetta, Palazzo Misciatelli-Pallavicini.

TUORO SUL TRASIMENO
E’ un borgo di origine medievale sulle sponde del lago. E' famosa poer essere legata alla “battaglia del Trasimeno”, avvenuta il 24 giugno del 217 a.C. nella quale l'esercito di Annibale sconfisse quello romano. LUOGHI DA VISITARE il Palazzo della Capra, la Chiesa di Santa Maria Maddalena, il Campo del Sole, un museo all’aperto che raccoglie grandi sculture realizzate in pietra, l’Isola Maggiore, il percorso storico della “battaglia del Trasimeno”.

PERUGIA
Domina la Valle del Tevere dall'alto di un colle aspro e irregolare: la particolare conformazione del terreno ha prodotto una grande varietà di situazioni urbanistiche, conferendo alla città un aspetto particolarissimo.
Il ricchissimo patrimonio artistico e culturale e l'ambiente naturale circostante rendono Perugia città unica di primaria importanza, e questo fin dagli albori della sua storia.
Perugia sorge in un'area già abitata in epoca villanoviana; è in un primo tempo insediamento umbro, quindi passa sotto il controllo degli etruschi, divenendo il più importante centro dell'Alta Valle del Tevere.
Conquistata da Roma, Perugia viene coinvolta profondamente nella guerra civile tra Antonio e Ottaviano; quest'ultimo la conquista nel 40 a.C. :la città, dopo aver subito molti danni, viene ricostruita e acquista l'appellativo di "Augusta".
Dopo la caduta dell'Impero Romano Perugia viene distrutta da Totila nel 547; in seguito fa parte dei domini bizantini; nel secolo XI diventa un potente Comune indipendente alleato dello Stato Pontificio.
Il XIV secolo è segnato da furiose lotte interne tra nobili (Beccherini) e popolari (Raspanti), e dalla guerra contro il Papato, che vuole ricondurre le città umbre sotto il proprio controllo; la guerra si conclude con la pace di Bologna nel 1370, quando Perugia è costretta a riconoscere l'autorità papale.
Anche nei secoli successivi la città continua ad essere divisa in varie fazioni in lotta per il potere: il governo dei popolari guidato da Biordo Michelotti viene sostituito dalla signoria del capitano di ventura Braccio Fortebracci da Montone; le famiglie più importanti tramano congiure e compiono stragi, provocando un profondo declino politico e morale.
Nel 1540 Perugia viene posta direttamente sotto il controllo dello Stato Pontificio, e Paolo III fa costruire da Antonio da Sangallo la Rocca Paolina, simbolo del potere papale sulla città.
Il dominio papale continua, salvo brevi intervalli durante l'occupazione francese e la Repubblica Romana, fino alla nascita del Regno d'Italia.
La Perugia di oggi è una città moderna e cosmopolita, conosciuta in tutto il mondo per le sue manifestazioni culturali e la sua Università per Stranieri; orgogliosa della sua tradizione storica e delle bellissime vestigia del passato, si lascia ammirare nei suoi mille angoli in cui passato e presente si integrano e creano un'atmosfera indimenticabile. http://turismo.comune.perugia.it/

ASSISI
Come il resto della regione, era abitata in origine, dagli Umbri.
Successivamente, la città, risentì dell’influenza etrusca e romana documentata, quest’ultima, dalle numerose testimonianze romane come la facciata del Tempio di Minerva, i resti del Forum, le mura romane e l’anfiteatro.
Dopo la caduta dell' Impero Romano la citta', intorno al 545, venne insediata dai Goti e successivamente dai Longobardi.
Fu solo con l'anno 1000 che divenne un comune indipendente e, proprio durante questo periodo, conobbe uno sviluppo straordinario soprattutto grazie ai movimenti monastici (in special modo quello dei Benedettini).
Nel 1180 circa, nacque San Francesco, il cittadino più famoso di Assisi e fu nel 1202 che, durante una guerra con la vicina Perugia, Francesco fu fatto prigioniero e tenuto in carcere per oltre un anno.
Dal 1206, Francesco si dedicò a Cristo attraverso il servizio e l’aiuto ai poveri, vivendo come povero egli stesso.
Famosa è la sua rinuncia pubblica, nella piazza di Assisi, a tutti i beni del ricco genitore.
Nel 1228, a due soli anni dalla sua morte, Francesco venne proclamato santo da Papa Gregorio IX.
Da quel momento la città divenne dominio imperiale e poi papale per essere, in seguito, legata a signorie come quella di Gian Galeazzo Visconti, della famiglia dei Montefeltro, di Braccio Fortebraccio e di Francesco Sforza.
Questo durò sino alla meta' del XVI secolo, quando l'Umbria fu conquistata da Papa Paolo III che costrui' la famosa "Rocca Paolina" a Perugia ristabilendo il controllo papale sulla città e su tutti gli altri insediamenti.
Secoli dopo, nel diciannovesimo secolo, la citta' divenne parte del nascente Stato Italiano, insieme alle altre citta' dell'Umbria.

GUBBIO
Iguvium – fu antichissimo insediamento umbro, testimoniato dalle famose Tavole Eugubine: trattasi di 7 lastre in bronzo – attualmente visibili presso il Museo Civico - rinvenute nel XV secolo, scritte in lingua umbra, utilizzando sia l'alfabeto etrusco che quello latino, fondamentale documento epigrafico della civiltà umbra; risalenti probabilmente alla fine del II secolo a.C., riportano notizie di carattere religioso, indicazioni di luoghi e riferimenti all'ordinamento della città nel suo periodo più antico.
Alleatosi con Roma all'inizio del III secolo a.C., Gubbio divenne nel 90 a.C. Municipio facente parte della tribù Crustumina.
Centro assai sviluppato durante l'Impero, venne in seguito distrutto da Totila.
La città tornò a fiorire dopo il 1000 e dal XI secolo fu libero Comune, inizialmente ghibellino, quindi guelfo.
Nel 1350 Gubbio divenne Signoria governata dai Gabrielli e dopo alterne vicende – ribellioni, interventi da parte dello Stato Pontificio, governo popolare – la città si pose sotto il dominio dei Montefeltro di Urbino, vivendo un lungo periodo di pace e prosperità.
Nel 1508 ai Montefeltro successero i Della Rovere e l'ultimo membro di questa famiglia cedette la città al Papa nel 1624; nel1860 entrò a far parte del Regno d'Italia.
Gubbio è certamente una delle più caratteristiche e pittoresche città non solo dell'Umbria, ma d'Italia, grazie al quasi intatto aspetto medievale: situata nella parte più alta di un altopiano ai piedi del Monte Ingino, presenta una struttura urbanistica piuttosto semplice, ovvero cinque strade parallele situate a diversi livelli sul pendio della montagna e collegate tra loro da vicoli e gradoni.
La struttura degli edifici è prevalentemente romanica, con inserimenti di archi ogivali; tipica della città è la cosiddetta "porta del morto", un'apertura più stretta e posta più in alto della porta principale, attraverso la quale, secondo la tradizione, si facevano passare le bare dei defunti. Molto più attendibile l'interpretazione secondo la quale queste aperture conducevano semplicemente all'interno delle abitazioni, poste al di sopra di fondi e botteghe: togliendo via, di notte, le scale di accesso, le case diventavano più sicure, persino nel fosco Medioevo.

Per non parlare della vicina Toscana e di tutti i bei luoghi da visitare che offre, tra cui:

CORTONA
Nasce, sin dall’antichità, come centro etrusco come testimoniano i varie antichi resti presenti nella città (cinte murarie e tombe).Alla fine del IV sec. a.C. Cortona si alleò con Roma per poi acquistarne la cittadinanza.Cortona è un centro di origine etrusca come testimoniano i vari resti ritrovati sul territorio. Nel 450 fu presa dai Goti ma fu nel XII sec., che iniziò il suo sviluppo e divenne un comune famoso per le sue arti e i suoi mestieri. Diventò diocesi ghibellina nel 1325 e poi signoria con la famiglia dei Ranieri e rimase tale fino al 1409. La città divenne famosa all'inizio del 1100 come centro di arti e mestieri. Venne venduta a Firenze nel 1411 e, dopo l’assedio ad opera di Clemente VII e di CarloV, la città seguì le vicende del Granducato di Toscana.

AREZZO
Sviluppatasi nel II secolo avanti Cristo da prima come piccolo villaggio e poi come importantissimo punto di collegamento tra le città toscane e la lega etrusca della Padania, Arezzo è oggi una delle città più interessanti della nostra regione. Nel 1200 il grande sviluppo vissuto dalla città induce i suoi abitanti alla costruzione di una nuova cerchia di mura, non che di numerosi edifici pubblici e case-torri; viene portata a termine la costruzione della prima grande basilica della città comunale, la Pieve di S. Maria, splendido esempio di architettura romanica. Come comune ghibellino, Arezzo espanse il proprio dominio in un vasto territorio che comprendeva gran parte delle vallate circostanti; combatté con le grandi città vicine come Siena e Perugia, ma venne sconfitta dalla guelfa Firenze nell’epica battaglia di Campaldino del 1289. La dominazione medicea (1434/1569) prima, e quella dei Lorena (1737/1859) poi, furono per la città un’esperienza molto negativa; nel 1560, il granduca Cosimo decretò la quasi totale distruzione della città. In campo scientifico e letterario non si può tuttavia far meno di segnalare l’origine aretina di studiosi come Andrea Cesalpino (1519-1603), botanico e medico, e Francesco Redi (1626-1698), medico, naturalista e letterato.Il Cinquecento aretino è dominato dalla poliedrica figura di Giorgio Vasari (1511- 1574), architetto (palazzo delle Logge, ristrutturazione della chiesa di Badia), pittore, storiografo dell’arte (Le vite dei più eccellenti architetti, pittori, e scultori italiani), consigliere granducale e come tale arbitro della vita artistica toscana. Nel clima manieristico ormai imperante operano in città il francese Guglielmo de Marcillat (vetrate della cattedrale e della SS. Annunziata) e Bartolomeo Ammannati (chiesa di S. Maria in Gradi).

CHIANCIANO TERME
Le proprietà benefiche della acque minerali di questa cittadina erano già apprezzate da Etruschi e Romani, che avevano occupato stabilmente la zona edificando un importante centro abitato. La presenza in questo territorio di numerosi sepolcreti fa pensare a un insediamento, forse più di uno, gravitante intorno alla città di Chiusi. Se Chiusi ha però raggiunto il periodo di maggior splendore nel V secolo a.C., nel chiancianese sono ricchi i resti del periodo del Bronzo e del Ferro. Tra questi degno di nota è l'insediamento eneolitico di Chiarentana, alle pendici del monte Cetona, dove sono state scoperte le fondamenda di alcune capanne con la presenza di resti ceramici e materiali in ossidiana. Il ritrovamento di questi oggetti testimonia un ricco scambio commerciale che era esistente con l'arcipelago pontino, e in particolare con l'Isola di Palmarola, luogo di produzione dell'ossidiana. Alla fine dell'età del Ferro (X - IX secolo a.C.) in queste colline che si affacciano sulla Val d'Orcia si formò un ricco e popoloso insediamento del quale non c'è traccia ma che è sicuramente esistito per via della ricca necropoli in corso di scavo dal 1990. L' Associazione Geo-Archeologica di Chianciano Terme in questa data ha incominciato lo scavo di una vasta area situata in località La Foce riportando alla luce oltre 700 tombe che vanno dall'inizio dell'VII alla fine del VI secolo a.C. Si tratta di tombe a ziro (dove le ceneri sono contenute in grandi ziri di terracotta insieme al corredo), di tombe a cassonetto (contenitori a forma di parallelepipedo in pietra con la stessa funzione dello ziro) e di tombe a camera, scavate nel tufo. La particolarità di questa necropoli è costituita dalla presenza di un numero così elevato di sepolcri e dalla ricchezza del materiale in essi contenuti. Mentre qui infatti esistono diverse centinaia di tombe, nell'agro chiusino sempre dello stesso periodo (orientalizzante) sono venute alla luce solo una settantina di sepolcri. La presenza di un centro abitato così grande per l'epoca è dovuta alla posizione strategica in cui si trovava: a cavallo di un passo a 500 m. di altidudine dove passava l'antica Rosellana, la principale arteria di collegamento tra le città costiere e l'Etruria interna (Chiusi, Perugia, Cortona, Arezzo). Di notevole interesse sono poi i materiali contenuti in queste tombe: vasellame etrusco in terracotta acroma, in bucchero, gioielli in bronzo e argento (anelli, armille, collane). Nelle tombe più tarde sono frequenti vasi d'importazione: attici e corinzi. Tuttavia la fortuna di questa necropoli è dovuta al ritrovamento di una settantina di canopi, sculture fittili che hanno la forma della testa del defunto sorrette da un "trono" e contenenti le ceneri del morto. La necropoli della Foce è stata abbandonata nel V secolo a.C., anche se in periodo ellenistico riutilizzata sporadicamente. In questo periodo si sviluppa un'altra necropoli, situata nella zona Pedata-Morelli. Si tratta di sepolcri a camera molto grandi, spesso con alcune camere per tomba, dal ricchissimo corredo. Da quest'area provengono alcune statue cinerario in pietra fetida conservati al Museo Archeologico di Firenze, tra cui la celebre Mater Matuta, cippi funerarei e altri materiali. Importante è poi il materiale bronzeo, di elegante fattura. Questo complesso sistema funerario appartiene a un ceto aristocratico di possidenti terrieri, spesso in contrasto con l'ambiente chiusino. Il periodo ellenistico vide la nascita di alcuni santuari dedicati alle divinità delle acque, anche se alcuni erano già sorti in precedenza. Tra questi il più famoso è il Tempio dei Fucoli; trovato nell'omonima collina ci ha restituito parte dei suoi frontoni in terracotta che raffigurano scene mitologiche. È proprio in quest'epoca, però, che la civiltà etrusca entra in decadenza sia per problemi interni sia per la sempre crescente romanizzazione. I Romani hanno diviso le terre del Chiancianese in vasti latifondi, che hanno contibuito a eliminare il ceto di piccoli proprietari terrieri che in periodo etrusco si affiancava alla nobiltà. Di questo periodo è la fattoria tardo-etrusca di Poggio Bacherina, che ci ha restituito vasche per la produzione di vino ed olio. Al periodo romano risalgono invece l'insediamento termale di Mezzomiglio e la cisterna di Camerelle.

FIRENZE
La storia conosciuta di Firenze comincia nel 59 a.C., con la fondazione di un villaggio ("Florentia") per veterani romani. Sede di una diocesi a partire dal IV secolo, la città passò attraverso periodi di dominazione Bizantina, Ostrogota, Longobarda e Franca, durante i quali la popolazione a volte scese fino ad appena 1000 persone. A partire dal X secolo la città si sviluppò, e dal 1115 si rese un Comune autonomo. Nel XIII secolo fu divisa dalla lotta intestina tra i Ghibellini, sostenitori dell'imperatore del Sacro Romano Impero, e i Guelfi, a favore del Papato romano. Questi ultimi vinsero (Colle Val d'Elsa 17 giugno 1269), ma presto si divisero internamente in "Bianchi e Neri". La conflittualità politica interna non impedì alla città di svilupparsi fino a diventare una delle più potenti e prospere in Europa, assistita dalla sua propria valuta in oro, il fiorino (introdotto nel 1252), dalla decadenza della sua rivale Pisa (sconfitta da Genova nel 1284 e comprata da Firenze nel 1406), e dalla sua potenza mercantile risultante da una costituzione anti-aristocratica (1293). Firenze nel corso dei secoli regnò su tutta la Toscana, ad eccezione della Repubblica di Lucca, che rimase indipendente e sovrana fino al diciottesimo secolo (con l'arrivo in Italia di Napoleone Bonaparte), e del Ducato di Massa e Principato di Carrara, indipendente fino al 1829, quando fu assorbito dal Ducato di Modena. A fronte di una popolazione stimata di 80.000 persone prima della peste nera del 1348 (immediatamente dopo Venezia, e subito prima di Milano e Bologna, era la maggiore città italiana dell'epoca per popolazione), 25.000 persone lavoravano nell'industria della lana. Nel 1345 Firenze fu teatro di un sciopero da parte dei ciompi, che nel 1378 organizzarono una breve rivolta contro il dominio oligarchico della città. Dopo la repressione, la città cadde sotto il dominio della famiglia Albizi (1382-1434), acerrimi nemici ma anche precursori dei Medici.

Galleria degli Uffizi

Nel corso del XV secolo Firenze da sola aveva un reddito superiore a quello dell'intera Inghilterra, grazie alle industrie e alle grandi banche fiorentine di cui se ne contavano ottanta. tra sedi e filiali, le ultime sparse in buona parte dell'Europa. Il primo periodo del dominio dei Medici terminò con il ritorno di un governo repubblicano, influenzato dagli insegnamenti del radicale priore Domenicano Girolamo Savonarola (che fu giustiziato nel 1498 e che prima di morire lasciò un trattato sul governo di Firenze), nelle cui parole si ritrovano spesso argomenti che saranno oggetto di controversie religiose dei secoli seguenti. Un altro personaggio importante fu Niccolò Machiavelli, le cui indicazioni per il governo di Firenze da parte di una figura forte sono spesso lette come una legittimazione delle tortuosità e anche degli abusi dei politici. Il 16 maggio 1527 i fiorentini estromisero nuovamente i Medici - riportati al potere dagli spagnoli nel 1512 - e ristabilirono una repubblica. Rimessi al loro posto per la seconda volta nel 1530, con il sostegno sia dell'Imperatore sia del Papa, i Medici diventarono nel 1537 duchi ereditari di Firenze, e nel 1569 granduchi di Toscana, regnando per due secoli. L'estinzione della dinastia dei Medici e l'ascensione nel 1737 di Francesco Stefano, duca di Lorena e marito di Maria Teresa d'Austria, portò all'inclusione della Toscana nei territori della sfera d'influenza asburgica. Il granduca Pietro Leopoldo il 30 novembre del 1786, promulgò il nuovo codice criminale, grazie al quale, per la prima volta nella storia degli stati moderni, furono abolite la pena di morte e la tortura. Il regno della dinastia austriaca finì prima per mano della Francia e poi definitivamente quando 1859, la Toscana venne annessa così al Regno di Sardegna poco prima che diventasse Regno d'Italia nel 1861.

La città innevata

Firenze prese il posto di Torino come capitale d'Italia nel 1865, su richiesta di Napoleone III in base alla Convenzione di Settembre, finché l'ambìto ruolo non fu trasferito a Roma sei anni dopo, quando questa fu annessa al regno. Nel XIX secolo la popolazione di Firenze raddoppiò, e triplicò nel XX con la crescita del turismo, del commercio, dei servizi finanziari e dell'industria. Durante la seconda guerra mondiale la città fu occupata per un anno dai Tedeschi (1943-1944), per poi essere liberata dalla lotta delle brigate partigiane il giorno dell'11 agosto. Firenze è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici della sua popolazione e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale. Una città tuttavia ricordata anche per la tenace azione dei franchi tiratori, organizzati da Alessandro Pavolini, per contrastare l'avanzata anglo-americana. Il 27 ottobre 1954 si registra il famoso caso dell'UFO di Firenze: 20 oggetti volanti sorvolano la città per un quarto d'ora. Tutta la popolazione rimase attonita e nel panico. Come nei più importanti avvistamenti alieni, quelli che coinvolgono intere città, piove per circa 30 minuti della bambagia silicea. Il 4 novembre 1966 i fiorentini lo ricordano come il giorno dell'alluvione di Firenze. Gran parte del centro fu invaso dell'acqua del fiume Arno. La furia delle acque portò una grande devastazione e alcuni morti, invase gli archivi della Biblioteca Laurenziana danneggiando molti preziosi volumi. Mischiata alla nafta, per via della rottura delle cisterne di combustibile, l'acqua del fiume s'inerpicò velocemente nei vicoli del centro storico, nei fondi commerciali, dentro i sagrati delle storiche chiese. Il prezioso crocifisso del Cimabue venne deturpato dalla fanghiglia. Questo immenso dramma venne vissuto dal mondo con una partecipazione unica, dando ben presto l'avvio ad una incredibile gara di solidarietà che vide la nascita dei famosi angeli del fango, giovani provenienti da ogni dove che si adoperarono nella difficile opera del recupero dei tesori artistici danneggiati. Molti abitanti, specie i commercianti, persero ogni avere, ma non venne mai meno la volontà di ricostruire e il tipico sarcasmo fiorentino. Ne è testimone e interprete lo stornellista Riccardo Marasco con la sua canzone L'alluvione.

SIENA
Soltanto agli inizi del Medioevo, sotto gastaldi longobardi (570-770.) e più sotto i conti franchi (771-987), Siena cominciò ad avere una certa importanza, che aumentò nel periodo del pieno feudalesimo per culminare nell'età comunale. Morto nel 987 l'ultimo dei Carolingi, i conti franchi si considerarono padroni assoluti del loro dominio; ma si determinò allora la lotta aperta fra i conti e i vescovi che a poco a poco avevano acquistato grande potere anche politico e non solo spirituale sul popolo Alla fine, nel secolo XI, ebbero il sopravvento i vescovi che furono investiti di un feudo dagli imperatori germanici. Il sorgere del cosiddetto "popolo grasso", costituito in massima parte da ricchi mercanti, colti e raffinati, consapevoli di avere dei diritti civici e decisi a farli valere, portò presto ad uno scontro di interesse economico col vescovo-conte che causò, a sua volta, l'indebolirsi dell'autorità episcopale, il disgregamento del feudalesimo e l'avvento del libero Comune. La vita comunale non fu per niente facile: all'esterno Siena ebbe si un periodo di trionfante espansione territoriale a spese dei comuni limitrofi, ma tale espansione fu comunque ottenuta quasi sempre mediante conquiste armate, che dovettero poi esser difese accanitamente con altre guerre. All'interno la vita fu assai travagliata per le frequenti lotte intestine fra i vari ceti sociali prima e poi fra le varie fazioni, lotte spesso rese più aspre e sanguinose dall'intervento di milizie estranee; fu insomma un continuo alternarsi di vittorie e di sconfitte, di rivincite e di vendette. Nelle contese fra guelfi e ghibellini Siena paeteggiò per questi ultimi, non tanto per un vero convincimento politico, quanto per ragioni economiche, per opporsi cioè alla guelfa Firenze, la temibile rivale nella "mercatura", come si diceva allora, e nei traffici commerciali. Questa rivalità, delineatasi già all'inizio del secolo XII, perdurerà sino alla definitiva sconfitta di Siena (1269). Questa aveva cominciato col dover cedere a Firenze (1235) Montepulciano, Montalcino e Poggibonsi: perdite dolorose! Ma i prosperi affari dei banchieri senesi in vari Stati d'Europa e di quelli che erano divenuti i preferiti dei Pontefici, i depositari dei beni ecclesiastici dopo la cessione delle tre cittadine, facevano bene sperare in un prossimo risollevamento della città. La floridezza commerciale ed artistica ebbe come logica conseguenza che la classe dei ricchi mercanti (il popolo grasso, che diventerà l'alta borghesia) e quella degli artigiani acquistassero forza contro il lungo predominio dei nobili e riuscissero ad imporre un governo democratico, affidato a 24 cittadini (12 nobili e 12 mercanti o artigiani); fu questo Consiglio dei Ventiquattro (istituito nel 1236), che seppe portare Siena alla maggiore floridezza e tenendo testa a Firenze.
La tensione tra le due città era andata acutizzandosi; ben presto si ebbe ad un altro scontro armato e ad una nuova sconfitta dei Senesi a Monteriggioni, seguita da una nuova tregua (1255) di breve durata, perché cinque anni dopo i Fiorentini mossero contro la città rivale risoluti ad abbatterla. La ghibellina Siena si rivolse allora, per aiuto, allo svevo re Manfredi che le inviò un forte squadrone di cavalieri teutonici; l'armata fiorentina fu battuta dall'esercito senese-tedesco a S. Petronilla (18 maggio). Accorsero poi a rinforzare le milizie di Siena i fuorusciti ghibellini di Firenze; altri aiuti inviarono Lucca, Pisa e Cortona, nella speranza di abbattere così definitivamente la grande e temibile rivale Città del giglio.
La battaglia definitiva ebbe lungo il 4 settembre 1260 ai piedi del colle Monteaperti, presso la riva dell'Arbia, dove gli eserciti collegati dei ghibellini senesi sotto il comando di Provenzano Salvani e dei fuoriusciti fiorentini guidati da Farinata degli Uberti, insieme con le milizie lucchesi, pisane e cortonesi e con i cavalieri di Manfredi fronteggiarono vittoriosamente i guelfi fiorentini.
Ma tale trionfo del ghibellinismo in Toscana portò gravi conseguenze: Siena, che di questo ghibellinismo era divenuta la roccaforte, fu scomunicata con tutti i cittadini; molti stranieri e alcuni capi guelfi d'Italia presero pretesto della scomunica per non pagare più i debiti contratti can mercanti senesi, inferendo così un gravissimo colpo all'economia dei singoli commercianti e per riverbero di tutta la città.
Nel 1269 Colle di Val d'Elsa si ribellò alla Città della Vergine con l'aiuto dei guelfi toscani e delle milizie angioine; nella battaglia che ne seguì i Senesi, capitanati dal vittorioso di Monteaperti Provenzano Salvani furono sopraffatti; lo stesso Salvani fu ferito a morte.
La sconfitta del Colle di Val d'Elsa fu il colpo di grazia per il ghibellinismo toscano, che si rifugiò nell'ultima roccaforte di Arezzo. In Siena rientrarono gli esuli guelfi, che dichiararono subito destituito il Consiglio dei Ventiquattro sostituendolo con un governo tutto di guelfi. Dopo vari tentativi nacque il "Consiglio dei Nove Priori e Difensori" che durò dal 1287 fino al 1355, portando al potere la borghesia mercantile. Obbiettivi di questo governo furono la pace con tutti gli altri Comuni toscani, particolarmente con Firenze, e lo sviluppo economico, edilizio ed artistico della città; per tali motivi venne considerato il miglior governo di Siena, che ad esso deve i suoi più notevoli edifici. Purtroppo ben presto una serie di sventure si abbattè sulla popolazione: nuove contese tra famiglie patrizie, il fallimento dell'importante banco dei Buonsignori, che travolse nel crollo multe famiglie e compromise la floridezza economica della città; la grande carestia del 1326; la terribile pestilenza del 1348, che funestò Siena e si diffuse in molte città dell'Italia centro- settentrionale. Tutto ciò contribuì a creare difficoltà sempre più gravi al governo dei Nove e a fomentare il malcontento generale. Le due classi sociali escluse dall'amministrazione civica, i nubili ed il popolo minuto, finirono col far lega comune e, forti della presenza e del sostegno di Carlo IV, in quel momento 'ospite di Siena, si sollevarono nel 1355 contro il Consiglio dei Nove, istituendo in sua vece un governo di dodici popolani assistito da un Collegio di dodici nobili.
Durante questo periodo così agitato e turbolento, successivamente emersero e dominarono gli eventi di Siena e di gran parte d'Italia due luminosissime figure, Santa Caterina da Siena e San Bernardino.
Dopo la breve Signoria viscontea, durata poco più di quattro anni, dopo vari eventi, fu sotto il governo Mediceo e più tardi sotto quello dei Lorena che la città di Siena potè rifiorire e restaurare la sua economia. Nel 1624 fu fondato il Monte dei Paschi che è tutt'oggi uno dei più importanti Istituti di Credito Italiani.
In quel periodo, nel 1656, ebbe anche inizio la tradizionale Corsa del Palio, ormai la principale attrattiva turistica senese.